Piacenza 1938-1939 dal quotidiano piacentino “La scure”

Daniele Mazzocchi, Maddalena Cabras, Edoardo Bongiorni, Giacomo De Bè

5A Scientifico

Spoglio del quotidiano e schedatura a cura di Gregorio Libelli

Il partito nazionale fascista negli anni 1938 e 39 dettò interamente il clima dell’Italia. Attraverso i diversi articoli del giornale “La scure” di Piacenza abbiamo cercato di ricostruire l’atmosfera che si respirava discutendo i 4 aspetti principali che caratterizzavano l’informazione pubblica del tempo: la celebrazione del popolo ariano, la descrizione del mondo al di fuori dei confini italiani, la demonizzazione del popolo ebraico e le promulgazione di leggi antisemite.

Quest’ultimo aspetto acquistò una notevole presenza con la pubblicazione del “Manifesto degli scienziati razzisti” sul “Giornale d’Italia”, il 14 luglio 1938: con il titolo “Il Fascismo e i problemi della razza” vennero istituite una serie di leggi e normative razziali dalle quali derivarono una serie di divieti per i cittadini italiani ebrei che andavano dall’impedimento ad insegnare o a frequentare scuole e università, al divieto di contrarre matrimonio con cittadini non ebrei.

Il “Manifesto degli scienziati razzisti” fissò i punti fondamentali della posizione fascista nei confronti della razza, presentando i concetti che sarebbero stati alla base del complesso di leggi, normative e circolari che negli anni successivi mirarono all’epurazione della società italiana dalla popolazione ebraica. Il nono punto del Manifesto affermava chiaramente e al di là di ogni possibile fraintendimento la distinzione tra ebrei e italiani: “gli ebrei non appartengono alla razza italiana”. Da questa imprescindibile assunzione derivarono il divieto di matrimonio tra italiani ed ebrei, il divieto per gli ebrei di avere alle proprie dipendenze domestici di razza ariana, il divieto per tutte le pubbliche amministrazioni e per le società private di carattere pubblicistico di avere alle proprie dipendenze ebrei, il divieto di trasferirsi in Italia a ebrei stranieri e la revoca della cittadinanza italiana se concessa in data posteriore al 1919, il divieto di svolgere la professione di notaio e di giornalista, il divieto di iscrizione dei ragazzi ebrei nelle scuole pubbliche, il divieto per le scuole di assumere come libri di testo opere alla cui redazione avesse partecipato in qualche modo un ebreo, il divieto di svolgere servizio militare, di esercitare il ruolo di tutore di minori, essere titolari di aziende dichiarate di interesse per la difesa nazionale e di essere proprietari di terreni o di fabbricati urbani al di sopra di un certo valore.

Articoli di novembre e dicembre 1938

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Con il regio decreto del 5 settembre 1938 furono applicati i “Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista” (convertito senza modifiche con la legge del 5 gennaio 1939). I Provvedimenti prevedevano la “sospensione dal servizio di tutti gli insegnanti e del personale scolastico direttivo ed ispettivo di origine ebraica”, il divieto di “iscrizione alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, di alunni di razza ebraica” e di “adozione di libri di testo di autori di razza ebraica” al fine di “sottrarre all’influenza della mentalità ebraica che tendeva sempre più tenacemente ad allogarvisi con la sua opera di costante infiltrazione” l’accademia e gli istituti di cultura italiani.

In nome del principio esposto nel decimo punto del Manifesto (“i caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in nessun modo”) vennero presi una serie di provvedimenti per la difesa della razza. Con il regio decreto del 5 settembre 1938 venne istituito presso il Ministero dell’Interno il Consiglio superiore per la demografia e la razza. Nel 1938 venne avviata l’opera di riforma del Codice Civile, il cui primo libro venne promulgato ufficialmente tra il novembre e il dicembre del 1938. Il nuovo Codice attribuiva particolare importanza alla “difesa della razza da pericolose contaminazioni”, perseguita attraverso l’applicazione di norme restrittive riguardanti i non ariani. Sempre nel 1938 si avviò la costituzione dell’Istituto di bonifica umana e ortogenesi della razza”. Nel novembre del 1939 fu resa obbligatoria “la denuncia e la annotazione (nei registri di Stato Civile e della popolazione) della appartenenza alla razza ebraica”. Nello stesso anno furono stabilite norme “che regolano la materia dei cognomi, per rendere maggiormente riconoscibile il cittadino di razza ebraica e nello stesso tempo per cancellare ogni traccia di ebraismo nei riguardi di chi è considerato ariano a norma di legge, pur essendo di origine giudaica, e di coloro che- ariani puri – portano cognomi diffusi tra glia appartenenti alla razza ebrea” (per la legislazione fascista era ebreo chi era nato da: genitori entrambi ebrei, da un ebreo e da una straniera, da una madre ebrea in condizioni di paternità ignota oppure chi, pur avendo un genitore ariano, professasse la religione ebraica).

Ma la lotta fascista contro il popolo ebraico non fu mossa solo attraverso leggi e provvedimenti ufficiali, anzi, parte fondamentale e necessaria all’istituzione delle stesse leggi raziali stesse fu una vera e propria campagna di demonizzazione degli ebrei, volta a normalizzare ogni tipo di violazione dei loro diritti e legittimare il governo giustificando ogni sua azione in nome di questa lotta per il bene della razza superiore.

La separazione tra la razza ariana e quella ebrea arrivò ad essere un punto tanto centrale nella politica fascista in Italia da far rendere pubblici articoli e conferenze per decantare l’inferiorità ebrea a cadenza giornaliera, erano comuni studi che andavano ad supportare le tesi fasciste, appellandosi all’autorevolezza di economi, sociologi e biologi soggiogando la legittimità delle scienze ai fine del Duce, un esempio lampante di questo atteggiamento potrebbe essere

lo studio economico del noto fascista Battista Pellegrini che per il locale Istituto di Cultura Fascista per il Sabato Fascista Culturale, discusse dei certi ed indiscutibili vantaggi economici a cui avrebbe portato la risoluzione del problema della razza.

Oppure l’intervista al viennese Otto Weininger, scienziato e filosofo ebreo che affermò al giornale come l’ebreo sia di natura intrinsecamente comunista arrivando a dire che “[l’ebreo] nello studio ha tendenza puramente chimica e ciò pone l’individuo sullo stesso grado con le sue feci”

Ma questo genere di propaganda non si limitava ad sottolineare l’inferiorità biologica del popolo ebreo ma anche quella ideologica, etica e spirituale come nell’articolo di Velio Zannoli dove afferma come i nobili sentimenti quali patriottismo, senso del dovere, di vigilanza all’integrità del patrimonio personale e onore non trovino alcun punto di contatto con “la certa ventosa boria” degli ebrei.

Sempre in quest’ottica antisemita furono resi pubblici anche interventi presi da giornali esteri, sempre alla ricerca di autorevolezza e legittimazione, (in questo caso mostrando come anche i paesi esteri siano concordi sul problema della razza) uno di questi interventi fu quello del giornale “Action Francaise”, dove un’indagine dichiarò di aver scoperto i dettagli “tenebrosi” delle manovre giudaiche volte a provocare la guerra, riportando la storia di un tale Raymond Philippe, agente dell’alleanza ebraica universale, che dopo aver raccolto fondi in America, sarebbe andato a Parigi per spronare all’intervento bellico francese, finanziando tra le altre cose giornali avversi all’accordo di Monaco e diversi gruppi denigratori dell’Italia.

Ma se la demonizzazione di un intero popolo e un’estensiva legislazione antisemita permisero allo stato di raccogliere ingenti quantità di capitale calpestando i diritti umani degli ebrei e proseguire nei suoi progetti senza opposizione, non furono queste due tecniche a sollevare l’immenso sostegno popolare di cui godeva il PNF( a Piacenza come nel resto d’Italia),questo  fu infatti “merito” di un’intensa campagna di glorificazione della razza italiana che andò a dipingere gli italiani come un popolo di giusti, di saggi e di forti, un popolo che, data la  sua immensa virtù, bisognava  proteggere assolutamente dalla corruzione che circonda le razze inferiori. Sotto queste premesse vennero lanciati innumerevoli progetti per assicurare e promuovere “la difesa della razza” anche a Piacenza.

Progetti come la conferenza dello scrittore Luigi Gennaro, gratuita e aperta a tutti allo scopo di riunire il maggiore pubblico possibile per diffondere l’idea che la difesa della razza non solo sia qualcosa di necessario ma qualcosa di eticamente corretto in quanto, a chi consegneremo il mondo futuro se oggi non saremo in grado di mettere la razza superiore in controllo dell’Italia?

Articoli del periodo gennaio-giugno 1939

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Questo genere di propaganda si diffuse con particolare intensità anche nelle scuole dove veniva normalizzata la concezione del mondo diviso in individui superiori e inferiori, in ariani e ebrei mentre e dove gli studenti subivano rigidi principi di selezione che spronavano ad uno studio intensivo e ad un altrettanto intensivo allenamento fisico in quanto la gioventù fascista aveva il compito di apparire e di essere la migliore rappresentanza della razza italiana.

Particolare enfasi a questo riguardo, fu messa sulla concezione di famiglia, nucleo fondamentale dell’Italia e fiero baluardo difensore dei valori fascisti sia attraverso i soliti mezzi propagandistici sia attraverso alcune leggi come quella sulla proibizione del divorzio.

Con un sistema così elaborato di propaganda, che fu in grado prima di creare un nemico e poi di rimuoverne ogni briciolo di umanità dalla percezione pubblica, che rese ogni italiano un emblema di virtù e dipinse ogni scelta del Duce come la migliore possibile, con un tale sistema di propaganda, al governo rimaneva solo un’ultima area dove poter esercitare la sua influenza, la percezione degli stati esteri

Infatti per imporre la propria visione specifica del mondo diventa necessario, ad un certo punto, analizzare come il resto delle nazioni trattino i propri problemi e come presentino a loro volta il mondo ai propri cittadini, per mostrare come gli ideali che promuovi siano applicabili globalmente.

Per questo l’Italia fascista (per quanto ardita promotrice di un modello di stato autarchico) dedicò una parte non indifferente delle proprie campagne propagandistiche a parlare degli stati esteri e dei loro rapporti con l’Italia, specialmente con la Germania, compagna ideologica e politica, con la quale furono stretti e resi pubblici una lunga serie di patti a testimoniare l’alleanza dei più grandi popoli ariani d’Europa.

Oltre che sui compagni dell’asse RO-BER-TO questo genere di articoli, discorsi e manifesti parlavano anche di diversi stati, europei e non, elogiando la politica dei governi che più si allineavano all’ideologia fascista e sorvolando (e solamente raramente criticando) quella dei paesi da essa più lontani, ma nonostante questo il fascismo notava un problema comune ad ogni nazione, un problema infido e che poteva essere risolto solo con il pugno di ferro, la razza ebraica, lo stesso “problema” verso cui, seppur con angolazioni diverse, erano dirette tutte le leggi e gli atti propagandistici che dettarono il clima di Piacenza e di tutta Italia.