Verbale del Collegio dei Professori del 26 novembre 1969

Laboratorio storico sull’ARCHIVIO DEL LICEO GIOIA, anni 1966-‘70

Gli allievi della 5°CC 2021-2022:

Arbasi Sofia, Casalini Sofia, Clerici Giorgia, Gennari Annalisa, Onetti Caterina, Politi Alice

Tipologia di fonte: scritta primaria, verbale della seduta straordinaria del Collegio dei professori

Autore: Segretaria prof.ssa Bianca Valletta

Data: 26 novembre 1969, ore 15-18,10.

Luogo di conservazione: Archivio scolastico del Liceo Statale “Melchiorre Gioia” di Piacenza

Schedatori: Sofia Arbasi, Sofia Casalini, Giorgia Clerici, Annalisa Gennari, Caterina Onetti, Alice Politi

Descrizione e sintesi della fonte

Verbale di discussione del seguente OdG:

1. Uso dei sussidi audiovisivi;

2.Problemi dei giovani.

  1. Si comunica che il ministro con una circolare dà ai presidi ampia facoltà di disporre dell’orario in modo che il maggior numero possibile di ore sia dedicato alla visione di trasmissioni televisive di carattere scolastico e attinenti alle materie di insegnamento e autorizza le scuole a richiedere altri apparecchi televisivi. Si decide che, nel caso la trasmissione risulti interessante e strettamente attinente al programma, gli alunni assistano alla trasmissione nel pomeriggio con l’insegnante della materia che susciti la discussione e chiarisca le inesattezze. Una docente comunica l’acquisto di un videoregistratore che permette di registrare le trasmissioni per riprodurle quando si voglia e che l’apparecchio sarà disponibile da gennaio.
  • Il Preside riporta le richieste dei giovani emerse durante l’ultima assemblea, tra cui: la discussione del voto, la formulazione dei programmi e la partecipazione ai Consigli dei professori. Una docente chiede di sapere quanti studenti abbiano presentato queste richieste e sostiene che sono da prendere in esame solo se esprimono la volontà della maggioranza, proponendo che ogni alunno dichiari singolarmente ciò che desidera. Il Preside precisa che non è possibile conoscere l’esattezza del numero degli studenti che hanno votato le richieste, perché il potere dei professori resta al di fuori dell’assemblea. Un’altra docente sostiene che le assemblee del Ginnasio-Liceo non siano paragonabili a quelle universitarie e che i ragazzi più giovani siano facilmente strumentalizzabili e che quindi ogni proposta va quindi valutata obiettivamente. Un insegnante chiede informazioni sul caso di una proposta studentesca che andasse contro la legge e il Preside risponde che ovviamente nessuna proposta che vada contro la legge verrà presa in considerazione e aggiunge che il Collegio dei professori può ritenere di non dover neppure discutere una proposta degli studenti, ma che lui non si sente di opporre rifiuto su richieste concernenti materie opinabili.

Un altro docente, a questo proposito, annuncia che sarà presentata una denuncia contro il Ministro della Pubblica Istruzione, per abuso di potere, per aver permesso le assemblee degli studenti lesive del principio di responsabilità giuridica e contrarie ai diritti dei docenti e dei funzionari dello stato; precisa inoltre che il voto è giusta espressione del giudizio docente che può essere spiegato e motivato ma non posto in discussione.

Il preside chiarisce alcuni dubbi, ricordando le disposizioni vigenti riguardo la formulazione di un giudizio per l’alunno in fase di scrutinio: il voto è assegnato dal CdC sulla base di un giudizio proposto dal docente. Il giudizio è da formulare sulla base di un congruo numero di esercitazioni orali e scritte.

Interviene un professore per sottolineare ancora una volta che si possono chiarire le motivazioni del voto ma non si può andare oltre a questo. Una docente chiarisce la presenza di due gruppi all’interno dell’assemblea studentesca: il primo, minoritario, ma fortemente determinato dalla militanza politica, per il quale queste richieste sono solo un passo verso quell’ “autodecisione, ossia, con la loro terminologia, gestione del potere” che vogliono ottenere; c’è poi un secondo gruppo, maggioritario, che riconosce che nella scuola ci siano problemi e chiede cambiamento riguardo a questi. La professoressa conclude sostenendo che le richieste ragionevoli e accettabili dovrebbero essere prese in considerazione per evitare di convogliare la massa verso la minoranza politicizzata, divenendo strumento di questi pochi ma attivissimi

elementi. Prende la prola un altro docente per intervenire direttamente sul pt.2 relativo ai problemi dei giovani: sostiene che, nonostante l’adolescenza sia caratterizzata da squilibri e i giovani siano irresponsabili davanti alla legge, la loro presenza nei Consigli dei professori potrebbe essere loro utile per capire quanto i professori si interessino dei loro problemi e con quanta serietà siano discussi; anche la figura del genitore non è da ignorare in quanto hanno un’importanza giuridica precisa. Accenna infine alla possibilità di permettere agli studenti di discutere il voto e un altro insegnante interviene per sostenere, da esperienza personale, che gli studenti sono leali e sanno accettare le proprie insufficienze. Invece un docente, pur d’accordo sulla dichiarazione e motivazione del voto, afferma però di prestare attenzione alla possibilità del rifiuto del giudizio docente da parte degli studenti. Così anche un’altra docente avverte che gli studenti mirano proprio a rifiutare i voti. La discussione prosegue tra coloro che ritengono gli studenti “moderati e ragionevoli” e altri docenti che, invece, avvertono che anche se gli studenti sono intelligenti e ragionevoli, non hanno tuttavia abbastanza maturità per auto giudicarsi e valutarsi. Qualche docente poi distingue tra i voti di verifiche scritte che devono essere corrette per dare modo di capire e correggere gli errori e voti di interrogazioni per i quali non vi è alcun obbligo di comunicazione da parte degli insegnanti.

Si discute anche la richiesta di presenza degli studenti nei consigli: una docente ritiene che tale richiesta non possa neppure essere proposta poiché la presenza degli studenti nei consigli vincolerebbe gli insegnanti nelle loro decisioni, così si dichiara non disposta a rinunciare ai suoi diritti di insegnante. Non trova, infatti, che i ragazzi siano oppressi e che ci sia già dialogo, e non vuole ulteriori interferenze.

Un docente afferma che la realtà, soprattutto oggi, è in continuo e rapido mutamento; dunque, bisogna adattarsi nonostante le nostre, magari opposte, convinzioni; è assurdo considerare immaturi studenti che sono poi dichiarati “maturi” subito dopo la fine degli esami; dunque, il rifiuto a una richiesta deve essere debitamente argomentato e le motivazioni esposte agli studenti, così come comunicare il voto può aiutare i ragazzi a meglio comprenderlo e a imparare a valutare sé e gli altri.

Un’altra professoressa osserva che non è possibile fare, nel voto finale, una precisa media matematica; dunque, studenti che prendono gli stessi voti ottengano risultati diversi e dato che ciò accade secondo solidi motivi, comunicarli agli studenti non lede i diritti o la dignità degli insegnanti. Invece un’altra docente attribuisce agli studenti tendenze decisamente sovversive poichè sostengono di essere gli unici in grado di giudicare le loro capacità. Un’insegnante dichiara che le disposizioni ministeriali e i programmi saranno esposti agli studenti, che spesso li ignorano, e le singole proposte saranno votate per conoscere la vera volontà degli studenti: dichiara che ha permesso a una sua classe di votare scegliendo tra una scuola disimpegnata o una impegnata che richieda sacrificio e reciproco impegno, e che la netta maggioranza della classe ha votato la seconda senza ripensamenti; si deduce che questo sia un valido sistema per conoscere l’orientamento dei giovani, tra i quali solo una minoranza è “politicante”. La vicepreside si dispiace che si pensi che gli studenti siano sobillati mentre invece il dialogo con loro è utile a evitare potenziali atteggiamenti pericolosi; trova giusto che gli insegnanti diano consigli agli studenti più moderati affinché convincano gli altri compagni.

Tutti gli insegnanti si dicono categoricamente contrari alla proposta degli studenti, comunicata dal Preside, di avere una seconda assemblea di “recupero”, ma è anche opportuna una circolare che spieghi le motivazioni del rifiuto. Un docente chiede autorizzazione a continuare a non dire il voto agli studenti e il preside precisa che la questione voto ha, per il momento, delineato solo una tendenza.

L’attenzione si sposta poi sulla questione della presenza degli allievi nei Consigli: il Preside fa presente che nulla impedisce che al Consiglio di classe partecipino i rappresentanti degli scolari direttamente interessati. Una docente riferisce che i ragazzi sono interessati a partecipare soltanto allo scrutinio finale e ai consigli che stabiliscono provvedimenti disciplinari, ma il Preside chiarisce che questo non si può attuare in quanto i professori sono legati dal segreto di ufficio a cui gli studenti non sono vincolati; inoltre, un’altra insegnante ricorda che è illegale che una persona estranea, seppur insegnante, intervenga nei consigli di una classe o di una commissione. Il Preside chiarisce che i programmi seguiti sono “di stato” –quindi è impossibile accondiscendere alle richieste degli alunni; Invita i professori a partecipare all’assemblea dei ragazzi, ma una docente dichiara la sua volontà a non aderire mai finché rimarrà in vigore la circolare Sullo che ritiene lesiva della dignità del corpo insegnanti.

Il Preside passa ad altro argomento: l’assicurazione degli studenti in caso di infortunio. La massima cifra coperta dalla cassa scolastica è di due milioni di lire, ma non sono sufficienti al risarcimento di un’invalidità permanente. In tale circostanza, secondo l’articolo 20048 del codice civile, sarà considerato responsabile

l’insegnante dell’ora in cui è avvenuto l’incidente e sarà lui a pagare in proprio. Inoltre, viene specificato che il capitale della Cassa scolastica è utilizzato solo per gli alunni; i professori possono assicurarsi in proprio. Una docente domanda chi sia ritenuto responsabile se uno studente incorre in incidente fuori dalla scuola; il Preside ricorda che la responsabilità ricade sui genitori, in quanto è necessario ottenere un’autorizzazione dall’inizio dell’anno. Durante l’intervallo è necessario anche l’assistenza dei professori che devono stabilire dei turni, a condizione (puntualizza un’altra docente) che lo studente, che non rispetta e non riconosce l’autorità dell’insegnante preposto, debba essere punito.

La stessa docente, a proposito, espone un episodio spiacevole: alla fine dello scorso anno scolastico (1968- 1969) vide e fotografò, nella classe III B, “frasi oscene” su alcuni professori nonché “l’accusa rivolta a tutta la scuola di aver fatto perdere 5 anni ai ragazzi educandoli all’ipocrisia e all’astuzia”. All’inizio dell’anno corrente afferma di aver ricevuto una lettera anonima e dopo due settimane di aver trovato davanti alla scuola e a casa delle scritte in vernice rossa contro il corso-pilota di fisica. Infine è stato pubblicato sul giornale locale, tra gli annunci funebri, un annuncio “irrispettoso”. La professoressa ha capito chi sono i responsabili, ma preferisce non fare nomi. Inoltre, è riuscita a scoprire che l’annuncio è stato fatto da Modena tramite un’agenzia di pubblicità a cui si era rivolto un giovane amico dei mandanti studenti piacentini. Il giovane di Modena si è presentato anche al Preside, ma la professoressa ha deciso di lasciar perdere, pur rattristata dai fatti sopra esposti.

Nessuno prende più la parola e la seduta è conclusa alle ore 18:10.

Analisi e contestualizzazione

L’introduzione degli strumenti audiovisivi nelle scuole è un’importante testimonianza del cambiamento dell’epoca. Negli anni ’60, infatti, i mezzi di comunicazione di massa diventano sempre più accessibili: radio e televisione si diffondono inserendosi sempre più nella normalità della vita quotidiana. Utilizzare la trasmissione audiovisiva e dotare le scuole della TV, pensandola come strumento d’insegnamento utilizzabile nella didattica, è dimostrazione di una volontà di cambiamento che cominci a investire anche le scuole più tradizionali. Apparecchi televisivi e video registratori si affiancano così a lavagne e gessetti introducendo, anche nella scuola, i nuovi linguaggi della modernità. Se, negli anni immediatamente precedenti, era stata la TV a portare nelle case degli italiani una meglio diffusa alfabetizzazione di massa (ricordiamo la celebre trasmissione Non è mai troppo tardi, condotta dall’altrettanto celebre Maestro Manzi), ora la stessa TV entra direttamente nelle scuole e si affianca, anche se con qualche perplessità da parte di alcuni docenti, agli altri tradizionali strumenti didattici. Ben presto la TV diventerà stimolo di discussione e confronto di idee tra gli alunni e il docente, rompendo, almeno in parte, la consueta relazione docente-allievo e favorendo una nuova comunicazione.

Assai interessante la discussione svoltasi intorno al secondo punto dell’ordine del giorno, significativamente dedicato a: “I problemi dei giovani”. Dai fatti e dalle richieste riportate e discusse poi dai docenti, emerge lo spirito pienamente sessantottino degli studenti che discutono e prendono posizione durante le assemblee, avanzano richieste di rinnovamento e ne chiedono discussione e motivazione. La richiesta avanzata di maggior partecipazione e di condivisione dei giudizi valutativi testimonia la volontà di emancipazione nei confronti di un sistema scolastico ora avvertito come vecchio, conservatore e tradizionale, ed è il riflesso di ciò che stava succedendo nella società e nella stessa famiglia, dove si viveva in modo forte e conflittuale lo scontro generazionale, in quanto, per la prima volta nella storia delle società, il giovane rivendica una propria autonomia e identità e chiede ragioni delle norme e delle regole, tentando anche di rinnovarle e cambiarle. A tal proposito risulta interessante l’accusa riportata dalla scritta, citata da una docente e trovata all’interno della scuola, di “far perdere 5 anni in un’educazione all’ipocrisia e all’astuzia”: qui si legge il desiderio degli studenti di un ambiente scolastico più autentico, calato sui reali bisogni educativi dei giovani e meno funzionale a riprodurre il sistema sociale semplicemente adattandosi ad esso; è sottesa la critica a una società che chiede obbedienza, omologazione e uniformità, insegnando “ipocrisia e astuzia” appunto.

Davanti a tutto questo, non mancano le perplessità dei docenti, in alcuni addirittura il timore del facile condizionamento politico degli studenti, data la loro giovane età; sono soprattutto le minoranze politicamente più impegnate che vengono temute e considerate un pericolo da controllare e sorvegliare.

Dalla discussione si evince che Preside e professori hanno opinioni contrastanti: alcuni si oppongono fortemente alle rivendicazioni degli studenti con argomenti giuridici o appellandosi al rispetto della

“dignità” dell’insegnante, mentre altri appaiono più disponibili ad ascoltare e, almeno in parte, accogliere le richieste di nuova partecipazione degli studenti. La questione della condivisione e/o trasparenza del voto è dirimente: i docenti nel complesso si sentono messi in discussione e, anche se alcuni si dichiarano disponibili a dare spiegazione dei giudizi espressi, la partecipazione studentesca nella formulazione del voto e nei Consigli di classe è nettamente respinta.

I provvedimenti delegati sulla scuola (i famosi Decreti Delegati) saranno emanati tra il 1973 e il 1974 e sono una serie di provvedimenti che hanno istituito gli organi collegiali della scuola, garantendo una maggiore partecipazione democratica nella gestione della scuola e prevedendone vari livelli, tra cui il Collegio dei docenti, il Consiglio di Istituto e il Consiglio di classe. Le assemblee degli studenti (e dei genitori), fino a questo momento solo concesse dai Presidi, sono ora riconosciute come diritto degli studenti. Tali Decreti Delegati cambiarono il volto della scuola italiana e, pur con varie revisioni, rimangono in vigore ancora oggi e rappresentano l’appuntamento elettorale della fine del mese di ottobre in tutte le scuole italiane. Tali disposizioni sono forse uno dei tentativi più strutturati che, negli anni ’70, cercarono di dare risposte alle tante questioni sollevate dal movimento degli studenti del ’68, di cui anche la fonte sopra analizzata è testimonianza. Non fu facile negli anni ’70 far approvare la Legge Delega in un clima di crescenti tensioni: in quegli anni erano infatti sempre più numerose le manifestazioni studentesche così come i tanti scioperi degli insegnanti, tale clima trovava espressione in dure battaglie politiche e finanche parlamentari. Infatti quegli erano anche gli anni del Referendum sul divorzio e della Legge sul nuovo Diritto di Famiglia, a prova del fatto che ciò che avveniva nel mondo della scuola era specchio di un più ampio orizzonte culturale e sociale.

In conclusione, gli eventi del ‘68 italiano e dei successivi anni ‘70 hanno trovato espressione più o meno significativa in tutte le scuole e città: anche in un istituto tradizionale e conservatore come il Liceo classico “Gioia” di Piacenza si attestano alcuni episodi inerenti, come ben emerge da questa fonte storica che ci pare far emergere la rivendicazione studentesca di maggiori diritti partecipativi, alcuni dei quali già “di fatto” conquistati negli anni precedenti. E se ogni mutamento sociale implica un maggior diritto partecipativo di alcune categorie, possiamo forse affermare che in quegli anni la scuola e la società italiane vissero una svolta epocale.

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