Una professoressa ebrea: il caso di Lea Scandiani

A cura si Camilla Dagradi, Carolina Peretti, Miriam Ronda, Carlotta Sebastiani, Aleksandra Shella, Federica Vespertino

Dai documenti conservati nell’archivio del liceo Gioia abbiamo appreso di Lea Scandiani, docente di origine ebraica, che lasciò la scuola nel 1938. Le informazioni erano molto scarse e così abbiamo cercato di integrarle con altre fonti, tra cui il libro Oltre il mare dei giunchi di Vasco Lucarelli, e un documento ritrovato online sul sito http://www.santiebeati.it/dettaglio/94992, da cui è possibile avere anche la foto della professoressa.

La foto è stata presa dalla sua carta di identità: la donna appare secondo i canoni della bellezza di quel tempo: viso pieno, occhi sereni, capigliatura folta e raccolta in trecce.

Lea nasce a Genova il 27 giugno 1903 da genitori ebrei: Leone, noto fotografo, ed Elisa Rachele Vitale.

La coppia si trasferisce quindi a Milano, dove Lea frequenta le scuole elementari, medie e superiori, mostrando scarso interesse per la religione ebraica. Risale al periodo in cui Lea frequenta le elementari l’abbandono della famiglia da parte del padre: ignote sono le cause di questo allontanamento come pure sconosciuta è la fine che quest’uomo fece.

Nel 1921 Lea si iscrive alla Facoltà di Lettere di Milano per laurearsi a 22 anni con 110 e lode. Per l’intelligenza e l’impegno dimostrato nelle discipline di Filosofia e Storia riceve anche un premio in denaro che ritira nel 1925.

Una volta laureata Lea inizia a insegnare: prima come docente di Lettere Italiane al Liceo di Vigevano, poi dal 7 marzo 1924 al Liceo ginnasio “C. Beccaria” di Milano e infine a Piacenza al Liceo ginnasio Melchiorre Gioia, dove resterà fino al 1938.

Abbiamo consultato documenti che attestano la presenza di questa docente nel liceo piacentino: in particolare uno scritto del Preside in carica nell’anno scolastico 1937/1938, che esplicitamente parla di lei come “docente ebrea”. Nei documenti d’archivio del Liceo Gioia si legge anche che la professoressa rispettava le regole del governo fascista senza partecipare alle manifestazioni pubbliche perché giustificata dalla necessità di dover assistere la madre malata, che morirà poco più tardi.

Dai documenti d’archivio del Liceo Gioia si evincono anche qualità personali e professionali di Lea Scandiani: è descritta come una docente molto riservata, colta, seria e rispettosa. Si precisa anche che era un’insegnate desiderosa di completare il programma ministeriale, preferendo far tanto in poco tempo piuttosto che meno e meglio.

Lea non si avvicina al cattolicesimo almeno fino al 1936, anno a cui risale una testimonianza secondo cui durante una vacanza invernale a San Virgilio la sera di Natale preferì restare sola nella sua stanza d’albergo, mentre tutti i suoi amici si erano recati in chiesa per assistere alla messa natalizia. È probabile che un interesse per la dimensione religiosa in quel periodo iniziasse a maturare in Lea: nel 1937 decide di partecipare alle feste della tradizione ebraica, mentre nel 1938 assiste alla presentazione dell’“Adelchi” di Manzoni, decidendo di interessarsi al cristianesimo. In questo avvicinamento decisiva è l’amica e collega Luisa Rinetti, che la consiglia e la introduce alla religione cattolica. Date le fonti solo agiografiche su cui si sono basate le nostre ricerche, non è possibile valutare quanto la conversione al cattolicesimo fosse influenzata anche da motivazioni di opportunità politica, tanto più che la prof.ssa Rinetti era nota per l’adesione al fascismo e avrebbe potuto indirizzare l’amica a una conversione che avrebbe reso la sua posizione meno difficile.

Viene riferito che sempre nel 1938 il giorno di Pasqua si trovava a Roma dove decise di ascoltare il messaggio del Papa, per poi commuoversi e inginocchiarsi durante la benedizione. Si riporta inoltre che l’8 luglio 1938, all’età di 35 anni si reca nella chiesa di S. Ferdinando di Livorno per esplicitare a un sacerdote il proprio desiderio di avvicinarsi al cattolicesimo. Viene battezzata il 15 luglio e, tornata a Piacenza, lascia l’insegnamento in seguito alle leggi razziali che vietavano agli ebrei di svolgere la professione di docente, vende tutto e si trasferisce a Genova. Nella città ligure manifesta la propria vocazione religiosa: Lea desidera diventare suora domenicana con il nome di suor Pia. Entra quindi a far parte del cenacolo domenicano di Sestri come postulante.

La madre superiora Ermelinda Rigon ebbe un ruolo importantissimo per la formazione e la sicurezza di Pia, offrendole la protezione e il sostegno di tutto il cenacolo. Lea, ora Pia, non sembra comunque aver dimenticato la propria origine ebraica: il 1 marzo 1939 è infatti testimoniato che la suora lasciò un’importante somma di denaro al cenacolo per proteggere, mantenere ed istruire due ragazze ebree.                                                          

Nel 1942 la legislazione fascista imponeva la massima allerta perché lo Stato obbligava il riconoscimento e l’umiliazione pubblica degli ebrei.

Per la Madre Superiora proteggere Pia opponendosi al regime fascista significava mettere in pericolo la propria vita e quella delle consorelle. Genova cominciava a diventare un luogo non sicuro per Pia che venne allora trasferita insieme ad altre consorelle a Correggio, in provincia di Reggio Emilia.

Nel maggio del 1943 Pia si ammala di tifo ma, in quanto ebrea, non può accedere a farmaci e vaccini. Rientra quindi precipitosamente a Genova, dove grazie ad alcune conoscenze viene ricoverata all’ospedale della città ligure, per poi tornare a Correggio dopo la sua guarigione.

In seguito agli eventi politici dell’estate del 1943 è evidente che la vita di Pia è in gravissimo pericolo: dal 2 dicembre 1943 la suora entra in una situazione di clandestinità che la porta a nascondersi e vivere sotto falso nome per circa un anno e mezzo sulle montagne della Liguria. In particolare, Pia trova rifugio a Cabella, un piccolo comune sull’appenino ligure.

Dalle lettere di suor Pia alla Madre Superiora Ermelinda emerge come fosse noto il trattamento che gli ebrei stavano ricevendo dalle truppe nazifasciste in Italia e lo sdegno di suor Pia per i fatti di violenza, discriminazione, rastrellamento e deportazione di tanti ebrei.

Finita la guerra Pia ritorna a una vita normale e il 24 maggio 1945 riabbraccia le sue consorelle. Suor Pia rinnova quindi i suoi voti (8 luglio 1945 e 13 gennaio 1946) e diventa preside della scuola media “San Tommaso D’Aquino” di Genova Voltri.

Tra i pochi scritti lasciati da suor Pia abbiamo alcuni appunti riguardanti una lezione su Giacomo Leopardi in cui si sofferma in particolare sulle capacità poetiche del recanatese e sulla sua sensibilità alla sofferenza.

Pia lasciò anche un racconto dedicato alla madre defunta nella festa dei talenti del 1948 intitolato “Convertita dall’ebraismo”. Il 27 giugno 1951 viene ricoverata all’ospedale di Genova e le viene diagnosticata una neoplasia celebrale, che la porterà alla morte il 5 luglio del 1951, all’età di 48 anni, di cui 13 di vita religiosa.

Relazioni finali del preside: a.s. 1934-35, 1935-36, 1936-37, 1937-38

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