I prodromi

Il caso della fisica

I prodromi

Dopo l’unificazione d’Italia, a differenza di ciò che accadde per le scienze matematiche, i fisici italiani contribuirono relativamente poco al progresso della loro scienza. Alcuni studiosi hanno individuato le cause di tale ritardo allo sforzo richiesto dal Risorgimento, che avrebbe in qualche modo logorato tutte le energie intellettuali del Paese, altri lo collegano allo sviluppo industriale dell’Italia, arretrato rispetto a quello dell’Europa del Nord, altri lo attribuiscono al sistema scolastico, all’epoca eccessivamente letterario e retorico (teoria sostenuta anche da E. Amaldi), altri ancora cercano spiegazioni connesse al Marxismo.

La situazione cominciò a cambiare in modo sostanziale con l’apparire di Enrico Fermi (1901-1954) che, diventato professore di fisica  teorica a Roma nel 1926, aveva creato rapidamente una scuola di fisica moderna, all’Istituto di Fisica di Via Panisperna diretto da Orso Maria Corbino (1876-1937). Un secondo gruppo era nato poco dopo all’Istituto di Fisica di Arcetri, diretto da Antonio Garbasso, e di cui, inizialmente, facevano parte Bruno Rossi, Gilberto Bernardini e Giuseppe Occhialini.

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Le leggi razziali del '38

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L'Istituto di fisica di Arcetri

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Orso Maria Corbino

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Enrico Fermi

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Istituto di Fisica di Via Panisperna

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Antonio Garbasso

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Gilberto Bernardini

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Nella foto Franco Rasetti, Rita Brunetti, Nallo Carrara ed Enrico fermi davanti al pozzo dell'stituto di Fisica di Arcetri. A Nello Carrara si deve l'introduzione del t

Franco Rasetti, Rita Brunetti, Nallo Carrara ed Enrico fermi davanti al pozzo dell'Istituto di Fisica di Arcetri.

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Giuseppe Occhialini

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Bruno Rossi con Enrico Fermi

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La nascita di questi due gruppi non era casuale, ma almeno in parte la conseguenza dell’azione di Corbino che, nel 1926, era riuscito a far bandire dal Ministero dell’Educazione Nazionale il primo concorso a cattedra per la Fisica Teorica.

I vincitori del concorso erano stati nell’ordine Enrico Fermi, Enrico Persico e Aldo Pontremoli, che furono chiamati a ricoprire le cattedre rispettivamente delle Università di Roma, Firenze e Milano.

Pontremoli (1896-1928), meno di due anni dopo la sua nomina a professore di ruolo a Milano, scomparve nella seconda spedizione al Polo Nord con dirigibile, organizzata da Umberto Nobile.

Persico (1900-1969) cominciò subito a tenere il corso di Fisica Teorica e le sue lezioni furono raccolte da Bruno Rossi, assistente di Garbasso, e Giulio Racah, ancora studente. Franco Rasetti, aiuto di Garbasso a Firenze, passò all’università di Roma dove divenne aiuto di Corbino e successivamente professore di spettroscopia.

Fra l’autunno 1926 e il dicembre 1938, a Roma, Fermi, con l’aiuto di Rasetti per la parte sperimentale, riuscì a creare un numero assai notevole di allievi, sia sperimentali che teorici. Gli sperimentali in ordine di arrivo all’Istituto di Via Panisperna sono stati: Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Bruno Pontecorvo, Eugenio Fubini, Mario Ageno, Giuseppe Cocconi, Oreste Piccioni e Marcello Conversi. I giovani teorici: Ettore Majorana, Giovanni Gentile, Renato Einaudi, Gian Carlo Wick, Giulio Racah, Leo Pincherle, Ugo Fano e Piero Caldirola.

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Enrico Fermi nei laboratori di Via Panisperna

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Rasetti, Fermi e Segrè

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Edoardo Amaldi

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Bruno Pontecorvo

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Eugenio Fubini

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Mario Ageno

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Giuseppe Cocconi

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Oreste Piccioni

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Marcello Conversi

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Ettore Majorana

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Giovanni Gentile

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Renato Einaudi

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Gian Carlo Wick

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Giulio Racah

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Leo Pincherle

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Ugo Fano

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Piero Caldirole

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I due gruppi di fisici delle Università di Roma e Firenze acquistarono rapidamente fama internazionale lavorando in campi di ricerca diversi ma affini, con lavori e scoperte che sono rimaste nella storia della fisica universale.

Il gruppo di Firenze si dedicò prevalentemente allo studio della radiazione cosmica, il gruppo di Roma si occupò invece di vari problemi di fisica atomica e molecolare e, a partire dal 1934, di problemi di fisica nucleare.

Le attività di tutti i componenti dei due gruppi di Roma e Firenze erano tuttavia solo agli inizi, quando il “Manifesto in difesa della Razza” del 14 luglio 1938 segnava l’apertura di un periodo di molti mesi durante i quali il governo fascista avrebbe promulgato, a intervalli di poche settimane, una serie di Decreti-Legge definiti di “protezione” della razza ariana.

Entrambe i gruppi di Roma e Firenze furono gravemente decimati, quasi distrutti. I professori di Fisica che lasciarono la cattedra in seguito alle leggi razziali ed emigrarono all’estero furono cinque: Bruno Rossi, Emilio Segrè e Giulio Racah, poiché avevano perso ogni diritto civile in Italia, Enrico Fermi, in quanto sua moglie apparteneva a una famiglia ebrea e pertanto colpita da tali leggi; infine, Franco Rasetti, perché si rifiutava di vivere in un paese così incivile da sostenere e incentivare politiche razziali.

Altri fisici ebrei italiani che non erano ancora in cattedra ma che emigrarono nella stessa epoca, e nel seguito raggiunsero posizioni universitarie o sociali eminenti sono: Leo Pincherle, Ugo Fano, Sergio De Benedetti, Bruno Pontecorvo ed Eugenio Fubini.

Coloro che, colpiti dalle leggi razziali, non lasciarono l’Italia perché in età o troppo giovanile o troppo avanzata o per motivi di famiglia o altro, ne subirono tutte le conseguenze. E’ doveroso inoltre ricordare tutti quegli studenti che, colpiti dai provvedimenti durante il corso di studi universitari, furono costretti ad abbandonarli; per molti di loro l’abbandono fu definitivo, soprattutto perché la persecuzione sconvolse le condizioni del loro possibile accesso o della loro eventuale carriera all’università.

Tutto ciò ha condotto a quello che Amaldi definì “il disastro della fisica”.

segue La fuga all’estero