Verbale del Collegio dei Professori del 27 gennaio 1970

Laboratorio storico sull’ARCHIVIO DEL LICEO GIOIA, anni 1966-‘70

Gli allievi della 5°CC 2021-2022: Bassanini Leonardo, Fantigrossi Giulia, Sagresti Leonardo, Galuzzi Valerio, Varisco Pietro, Villa Giuseppe

Data topica e cronica: Sala del Consiglio del Liceo “Melchiorre Gioia”, Piacenza PC, 27 gennaio 1970, ore 15.30

Argomento: Verbale della seduta straordinaria del Collegio dei Professori, 27 gennaio 1970.

Emittente: Collegio dei Professori

Descrizione della fonte: La fonte è il verbale del Collegio dei Professori, svoltosi in data 27 gennaio 1970 per discutere del seguente ordine del giorno: 1. proposta dell’assemblea degli studenti, 2. varie ed eventuali.

Il Preside, in apertura, riferisce della proposta pervenuta a seguito di un’assemblea degli studenti, proposta che, secondo la circolare del Ministro Sullo del 27 gennaio del 1969, deve categoricamente essere discussa e poi, a seconda del caso, accettata (totalmente o parzialmente) oppure respinta. Quindi il Dirigente respinge la posizione di una docente che vorrebbe impedirne la discussione, come quella di un altro insegnante che definisce “illegale e illegittima” la circolare Sullo che permette che “i ragazzi giochino senza alcun vantaggio pedagogico”, rivendica il merito di “aver spento focolai di sedizione da parte di gruppi politicizzati” e conclude affermando di bocciare la richiesta studentesca di pre-scrutini condivisi da docenti e studenti.

Altri docenti esprimono invece posizioni più moderate: un’insegnante dichiara “giusto e necessario” discutere con gli studenti, un collega però afferma che l’assemblea studentesca da cui è emersa la proposta gli è sembrata poco partecipata. Allora si procede a leggere il documento studentesco presentato dagli studente al Dirigente. L’assemblea degli studenti, in data 23 gennaio 1970, aveva deliberato che, affinché i professori possano formulare giudizi più obiettivi e comprensivi, sia necessaria la loro partecipazione alla formulazione di tali giudizi. Viene richiesta, dunque, una seduta speciale in cui riunire l’assemblea degli studenti e il Consiglio dei Professori, suddivisa nei seguenti punti per fare in modo che i giudizi siano espressi in maniera democraticamente partecipata:

  1. nelle sedute con i professori e il Preside saranno compresi sia i rappresentanti di classe sia, eventualmente, lo studente di cui si dà il giudizio;
  2. lo studente potrà intervenire per chiarire la sua situazione e per rendere il suo giudizio più comprensivo possibile;
  3. il giudizio sarà formulato con aggettivi come “scarso”, “insufficiente”, “quasi sufficiente”, “sufficiente”, “buono”, “ottimo”;
  4. su tale giudizio avranno la possibilità di intervenire i rappresentanti e lo studente, eventualmente dissentendo sui pareri espressi, nel caso in cui la valutazione si basasse su motivi non eminentemente scolastici;
  5. il successivo scrutinio a una sola componente (docente) dovrà considerare tali criteri e valutazioni;
  6. quanto espresso nella seduta dovrà essere verbalizzato sia dagli studenti che dal segretario per il collegio dei professori;
  7. i professori terranno conto nello scrutinio di tale verbale.

Dopo la lettura della richiesta interviene un docente per riferire che in un liceo della provincia piacentina proposte simili sono state respinte, con motivazioni giuridiche ben chiare, e vari altri insegnati concordano

anche se evidenziano la necessità di dare agli studenti una chiara e precisa risposta. Il Preside ribatte che la risposta uscirà con la deliberazione dopo la discussione. Altri docenti intervengono per esprimere contrarietà rispetto a tale richiesta; un insegnante nota che la circolare Sullo prevede richieste di questo tipo dagli studenti e aggiunge inoltre di aspettarsi grossi guai dalle prossime assemblee studentesche in quanto coordinate dal Comitato di base assai politicizzato, affermando che le richieste degli studenti andrebbero a condizionare lo scrutinio, rendendolo annullabile. Alcuni docenti dichiarano disponibilità al dialogo con gli studenti, mentre per altri questi confronti aprirebbero a critiche immotivate circa il lavoro degli insegnanti.  Dopo una pausa, vengono presentate al consiglio tre mozioni di risposta:

  1. Il Collegio dei professori, accettando la proposta di pre-scrutinio, ritiene che: gli insegnanti non avrebbero indipendenza di giudizio e si incoraggerebbero gli alunni a violare le leggi; la presenza di due studenti, a rappresentanza della classe, costituirebbe un principio di antagonismo e disuguaglianza di trattamento rispetto agli altri studenti della classe; le circostanze extrascolastiche che possono nuocere al rendimento degli studenti devono essere comunicate molto prima dello scrutinio; l’inesperienza dei richiedenti li rende inidonei a formulare un giudizio e valutazioni obiettive; il tono “perentorio e sufficiente” del documento non è adeguato a educandi che si rivolgono a docenti. Si dichiara dunque la proposta non accettabile, ma si accolgono tutte le eventuali informazioni che gli studenti riterranno di far pervenire in forma scritta prima degli scrutini. Tale mozioni ottiene 10 voti favorevoli, 21 contrari e 5 astenuti.
  2. Il Collegio dei professori accoglie la richiesta di collaborazione e colloquio per disporre di maggiori elementi di formulazione dei giudizi, respinge però le richieste studentesche in quanto in contrasto con la vigente legislatura scolastica, ma ritiene di poter accettare un incontro del consiglio di classe con gli alunni per reperire maggiori elementi di giudizio. Tale seconda mozione ottiene 10 voti favorevoli, 24 contrari e 2 astenuti.
  3. Il Collegio dei professori, pur condividendo la preoccupazione di recepire il maggior numero di elementi per la formulazione di un giudizio e tenuto conto delle vigenti disposizioni di legge relative alle scuole pubbliche (segreto d’ufficio e formulazione del voto nell’unica seduta del CdC), dichiara di non poter accogliere le richieste presentate dagli studenti. Tale mozione ottiene 25 voti favorevoli, 8 contrari e 2 astenuti e diviene così l’OdG da comunicarsi agli studenti.

Infine il consiglio dei professori aderisce all’unanimità alla mozione del Liceo-Ginnasio “Pilo Albertelli” di Roma sugli esami di maturità (richiesta che i giudizi di maturità relativi a tutti gli studenti debbano essere notificati ai CdC e che le relazioni dei Presidenti, relative alla situazione didattica e organizzativa della scuola, siano trasmesse, oltre che al Ministero, anche alla Dirigenza della stessa scuola) e con la stessa umanità delibera di accettare l’iniziativa del Liceo “Pigafetta” di Vicenza che chiede di limitare a un massimo di 25 studenti la formazione di ogni classe delle scuole secondarie superiori.

A questo punto, poiché nessuno chiede la parola, la seduta termina.

Concettualizzazione/Contestualizzazione: La fonte risale al 27 gennaio 1970. La politica italiana stava attraversando una fase di forte modernizzazione economica, politicamente avviata dallo slancio riformatore del centrosinistra; la contestazione del ’68 dalle scuole era passata alle fabbriche, dando vita alle lotte operaie dell’”autunno caldo” del 1969 che portarono all’approvazione, nel maggio del 1970, dello Statuto dei lavoratori, con cui venivano riconosciuti i diritti e le tutele fondamentali dei lavoratori. Sempre nel 1970, un altro grande intervento riformatore portò all’istituzione delle Regioni, primo passo verso un significativo decentramento politico-amministrativo. In generale, però, il sistema politico si dimostrò debole e oscillante, spesso incerto, di fronte alle richieste di cambiamento e di riconoscimento di maggiori diritti: forse l’eredità più importante del ’68 va cercata nelle modificazioni della mentalità e del costume: l’Italia si fece più laica, più sensibile ai valori dell’individuo, ma anche dell’egualitarismo, della partecipazione e di una politica più condivisa e collettiva. È nella scuola, in particolare, che si misurano questi atteggiamenti che testimoniano uno scontro generazionale senza precedenti nella storia: contestare il sistema, criticare le istituzioni con la volontà di cambiarle in senso più democratico e partecipativo… nella scuola si respira sempre più un’atmosfera di rottura con il passato, insofferente verso il mondo degli adulti e dei maestri.

Il decreto ministeriale a firma del ministro Sullo, di cui parla la fonte, risale al 20 gennaio 1969 ed è di fondamentale importanza per l’istruzione scolastica italiana; furono infatti autorizzate dal Ministero le assemblee studentesche, i piani di studio individuali in università, un cambiamento dell’esame di maturità e la moltiplicazione delle sessioni degli esami universitari. Il decreto, così come la fonte presa in esame, che riporta le richieste degli studenti al corpo docente maturate durante un’assemblea studentesca e le relative valutazioni dei docenti, rappresentano una testimonianza delle conseguenze che la protesta degli studenti sessantottini ebbe anche sul ministero dell’istruzione. Gli studenti, a partire dalla fine del 1967 nelle università italiane, si scagliavano contro una scuola ancora classista, riservata solo ai ceti più abbienti, contro un sistema scolastico che non era riuscito ad adattarsi all’aumento del numero degli studenti, specialmente universitari, prodotto dal boom demografico ed economico italiano. Non si accettava più il principio d’autorità applicato nella didattica, per cui gli studenti percepivano soltanto nozioni e non veniva permessa un’elaborazione autonoma e partecipata di quanto appreso. Gli studenti chiedevano anche maggior trasparenza nella valutazione, proprio come si evince dalla fonte. Trasparenza che coincideva con la richiesta di partecipazione degli studenti agli scrutini, per discutere con i docenti riguardo la valutazione. Emerge quindi la volontà di stabilire un dialogo e un serrato confronto tra docenti e studenti, fino ad allora impensabile.

Queste rivendicazioni portarono successivamente i giovani a protestare non solo contro il sistema scolastico italiano, ma anche contro la società e la cultura dominanti, anche se non vennero accolte da tutta la società. Infatti, nel verbale troviamo scritto che un professore giudicava “la circolare Sullo illegittima e illegale perché permette che i ragazzi giochino (durante le assemblee studentesche…) senza alcun vantaggio pedagogico”. Nonostante le numerose critiche i giovani, per la prima volta nella storia, si sentirono soggetti protagonisti della società e radicalmente lontani dalla cultura dei loro padri, maturando un netto scontro generazionale. Fin dalle prime parole dei professori possiamo notare un atteggiamento generale di sfiducia e chiusura nei confronti degli studenti. Un docente, per esempio, ritiene che non si debba concedere nessuna possibilità agli studenti di sostituirsi alle leggi vigenti, che impediscono ciò che viene richiesto.

Ma gli aspetti principali che hanno costituito il ‘68 sono contenuti nelle delibere dell’assemblea d’istituto: possiamo infatti notare una forte contrapposizione tra le parti. Da una parte gli insegnanti intenzionati a difendere la loro autorità, vista come la rappresentanza della legge (“una eventuale seduta di pre-scrutinio non farebbe che eludere la norma che tutela l’indipendenza di giudizio dei docenti e il segreto d’ufficio”), dall’altra gli studenti, invece intenzionati a scalfire questo principio d’autorità, configurando un principio fondamentale del ‘68, ossia l’anti-autoritarismo e la necessità di opporsi a leggi considerate ingiuste e obsolete.

Altro tema a cui si oppone il Collegio dei docenti è quello della partecipazione attiva nella vita scolastica e della democrazia assembleare e decisionale: ciò significava poter interagire con i professori per quanto riguardava i giudizi e le modalità d’insegnamento, richiesta che viene respinta in blocco dai professori per difendere la loro autorità e a causa della, a loro dire, incompetenza e inadeguatezza degli studenti nella materia e nella didattica dell’insegnamento (“i docenti non debbono e non possono dar conto a nessuno fuori dallo scrutinio” e “l’inesperienza e l’incompetenza dei richiedenti li rende assolutamente inidonei a formulare un giudizio obiettivo e obiettivamente motivato esprimibile in parole e in voti”).

Infine la contrapposizione si nota anche nei modi: infatti, oltre a differenze in ordine ai principi (autorità contro anti-autoritarismo) e ai metodi (partecipazione dal basso e libertà di espressione contro potere dall’alto e uniformità), ve ne sono anche dal punto di vista della modalità espressiva. Infatti i giovani studenti si esprimono con un linguaggio considerato dai docenti diretto e troppo arrogante per il contesto scolastico, pensato dagli insegnanti ancora come un luogo legato a un formale vocabolario e a una rigida disciplina (“circola in tutto il documento inviato alla Presidenza, un tono perentorio e sufficiente quale non conviene ad educandi nei riguardi di educatori”). Certamente il documento ci restituisce molti aspetti e concetti legati ai giovani del ‘68 anche per le stesse richieste degli studenti: si possono ritrovare gli elementi dell’antiautoritarismo, dell’antidogmatismo, della democrazia diretta e partecipativa, della libertà di espressione e dello spontaneismo, allo scopo di ottenere maggior rappresentanza, l’esigenza di maggiori tutele, di una maggiore inclusività nell’elaborazione delle valutazioni e dei percorsi formativi.

Inoltre il documento, datato gennaio 1970, ci mostra anche un altro carattere del 68’ italiano, quello di essere stato, a differenza di altri contesti, un “lungo” ’68, all’interno del quale si fusero le due dimensioni diverse del movimento operaio e di quello studentesco.

A prova di tale specifico carattere, è utile ricordare quale fosse il clima sociale nel piacentino, specialmente quello tra i giovani studenti delle scuole superiori, nell’ultima parte del 1969, pochi mesi prima della stesura del documento: nell’ottobre si formarono molti “Comitati di base” studenteschi fra loro collegati (presso l’Istituto Magistrale e il Romagnosi, per es.); gli studenti dell’Itis Marconi indirono un’assemblea per chiedere nuove aule e quelli dell’Istituto Magistrale scioperarono per chiedere nuove aule e migliori condizioni di studio; inoltre parallelamente aumentavano gli scioperi contro il caro-vita e il caro-affitti a cui gli studenti partecipano. Alla fine dello stesso mese, un attentato alla Camera del Lavoro di Piacenza in via XXIV Maggio, fece aumentare, nei mesi successivi, il numero delle manifestazioni di operai e studenti.

Riflettendo sull’esito delle votazioni circa la seconda e terza mozione da parte del Collegio dei professori, è possibile notare come i docenti a larga maggioranza abbiano deciso di non accogliere le richieste degli studenti. Tuttavia, è evidente come anche nel caso del Liceo Gioia, dopo il ’68, il mondo scolastico si sia aperto maggiormente nei confronti degli studenti, qui dimostrato dal fatto che il Collegio dei professori si riunisce per discutere le proposte elaborate dagli allievi nel corso della loro assemblea studentesca, fatto certamente non possibile nella scuola degli anni ’60.

Un’ultima nota: la decisione di aderire all’iniziativa del Liceo-Ginnasio di Vicenza rivolta al Ministero della Pubblica Istruzione per ottenere la limitazione istituzionale di 25 alunni per classe, ci permette di evidenziare come il problema delle cosiddette “classi-pollaio” fosse già sentito negli anni ’70, restando tuttora un problema aperto.

Schedatori: 5°CC, Bassanini Leonardo, Fantigrossi Giulia, Galuzzi Valerio, Sagresti Leonardo, Varisco Pietro, Villa Giuseppe.

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