E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire.
(Primo Levi)
Presentazione
La memoria viva, individuale, quella di chi ha visto e vissuto sulla propria pelle la dinamica genocidiaria, s’inabissa. Il testimone passa e tocca a noi organizzare il ricordo e tramandare la memoria, fare storia nella consapevolezza che Auschwitz può avere i suoi cloni.
E allora è importante conoscere, fare paragoni, creare categorie, cogliere analogie e differenze, proprio per stare in guardia, per vigilare, riconoscere, denunciare e combattere gli eventuali cloni dell’orrore. Ogni genocidio parte dalla negazione dell’uguaglianza tra le persone. E questa è una cosa che accade spesso, nelle civiltà occidentali teoricamente basate su democrazia e diritti. I genocidi non sono dunque eventi straordinari, ma la logica conseguenza della negazione di libertà fondamentali.
Nell’a/s 2012-2013, le classi 2°lic.A e 4°sc.A, con le insegnanti Cristina Bonelli (storia), Noemi Perrotta ed Elisabetta Peruzzi (lettere), hanno sviluppato un laboratorio storico per interrogarsi sulle forme e sui modi diversi del sistema del terrore e sui meccanismi della violenza genocidiaria, abbandonando il retorico Mai Più per chiedersi invece Perché Ancora?, ovvero: come, perché, con quali complicità e responsabilità l’orrore è tornato ad accadere?
Nel comparativismo sul genocidio, il caso Rwanda, il “genocidio dei vicini di casa”, dei tanti uomini normali, né buoni né cattivi che per quieto vivere o per interesse hanno accettato, hanno collaborato e sono precipitati nell’orrore, ci conduce a chiederci: quali sono le nostre “zone grigie”, oggi, nella vita quotidiana? Quali le contraddizioni, le paure, le ambivalenze della civiltà occidentale? Cosa si può fare per svelarle e uscirne?
Quella rwandese è una storia lontana geograficamente, ma anche tanto vicina nel tempo e nelle complicità europee ed occidentali, è una storia che ci chiama alla coscienza e alla responsabilità.
Gli studenti, in lavori di gruppo, hanno prodotto una serie di poster e di videoclip per interrogarsi e cercare di rispondere a tali importanti questioni, nella costruzione di una memoria non retorica, ma che sia spazio di discussione in cui alimentare dubbi, domande, ricerca e condivisione.

