Oggi come ieri, quando uno studente si iscrive per la prima volta a scuola viene creato un fascicolo, che raccoglie i suoi dati personali e documenta il suo Percorso scolastico.
Negli archivi scolastici sono contenuti i fascicoli degli studenti del passato, corredati dalle loro fototessere. A colpirci è soprattutto il fatto che al momento dell’iscrizione siano ancora bambini. Per capirne il perché, dobbiamo fare un salto indietro al 1860, anno di nascita delle nostre scuole.
Allora, il ‘Regio Liceo’ era una scuola successiva alle elementari, che durava otto anni: cinque di ginnasio e tre di liceo. Anche il ‘Regio Istituto tecnico’ si articolava in un corso inferiore (triennale) e un corso superiore (quinquennale) al termine del
quale si sosteneva un esame per conseguire l’abilitazione tecnica.
L’ordinamento scolastico viene rivisto soltanto con la Riforma Bottai del 1940, che istituisce le scuole medie. Nello stesso anno però l’Italia entra in guerra, e fino alla fine del conflitto la riforma rimane lettera morta.
Dalle foto si vede che molti studenti indossano divise fasciste.
Questo testimonia come fossero immersi nella propaganda totalitaria. Fin dai sei anni, i bambini erano inquadrati nelle organizzazioni di massa della Opera Nazionale Balilla (dal 1937 Gioventù Italiana del Littorio). Le loro attività erano incentrate sul culto del Duce, sulla preparazione alla guerra e sulla costruzione
di rigidi ruoli di genere. La preghiera con cui si aprivano le adunate maschili recitava: «Concedimi una grazia: dare il braccio alla Patria, l’anima e, ove occorra, la vita». Mentre i raduni femminili si aprivano con: «Prega per la famiglia dei sovrani e dei principi d’Italia: famiglie dove gli uomini sono soldati e le donne
madri».
La scuola accompagnerà quei bambini nel percorso dall’infanzia all’età delle scelte, quando molti di loro svestiranno la divisa fascista e si uniranno alla Resistenza.





















































