Luigi Bigna “Tito”
Nasce il 15 giugno 1923 a Cortemaggiore, ma cresce a Fiorenzuola con la famiglia, dove il padre e la madre gestiscono una macelleria. Frequenta al liceo “Gioia” la terza ginnasio sezione B nell’anno scolastico 1936/37, conseguendo il diploma. Si iscrive alla facoltà di Ingegneria, ma non otterrà mai la laurea. Crescendo partecipa alle organizzazioni giovanili fasciste, dove plasma il suo carattere coraggioso, la sua dimestichezza con le armi e la sua indole da comandante. Mentre studia all’università insegna alla scuola elementare. Nonostante il pericolo, non rinuncia a diffondere le sue idee antifasciste tra coetanei e ragazzi più giovani.
Alla caduta del regime fascista, il 25 luglio 1943, partecipa alle manifestazioni contro il regime, senza sottrarsi allo scontro con alcuni irriducibili membri della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Quando i fascisti e i tedeschi riprendono il controllo del territorio italiano settentrionale dopo l’Armistizio, Luigi e i suoi compagni si ritrovano in una situazione precaria e si ritirano nelle montagne.
Il suo nome di battaglia è Tito. Suo padre era morto in uno scontro con partigiani croati, e Luigi, sua madre e sua sorella vivevano nascosti a Settesorelle, ospitati dal vecchio oste dei Dadomo. Entra quindi a far parte della 62a Brigata della Divisione Valdarda.
Tito frequenta anche l’ambiente di Bore, dove aveva già acquistato fama tra i partigiani per la sua spiccata dialettica e la sua capacità di combattente. Grazie al suo spirito di leadership è uno dei protagonisti dell’assalto alla caserma di Luneto nel febbraio 1944.




Portando con sé un carabiniere disertore e accompagnato da altri due compagni, si dirige verso la caserma attraversando percorsi impervi nei boschi, guidato dal comandante Giovanni lo Slavo. Purtroppo, l’esito della battaglia non è favorevole ai partigiani: l’episodio sta a dimostrare comunque la determinazione e la pericolosità della Resistenza piacentina per la Repubblica di Salò.
Tito viene ferito in battaglia a Bore nel giugno del 1944, e viene smobilitato con il grado di capitano. Alla fine della guerra emigra in Australia e passa lì il resto della sua vita. Anche oggi, viene ricordato come uno dei combattenti più valorosi della sua brigata.

