La scuola come luogo e strumento di propaganda

Giorgia Berri, Giacomo Bignami, Francesca Capannini, Camilla Nani, Daniela Tanzi

5B classico

INTRODUZIONE

Dall’enciclopedia Treccani, leggiamo la seguente definizione di totalitarismo: sistema politico autoritario, in cui tutti i poteri sono concentrati in un partito unico e nel suo capo […], che tende a dominare l’intera società grazie al controllo centralizzato dell’economia, della politica e della cultura.

Con questo termine, tristemente noto per le esperienze novecentesche del fascismo, del nazismo e dello stalinismo, si va a indicare una tipologia di Stato caratterizzato dal tentativo di controllare e sorvegliare capillarmente ogni aspetto della società e della vita anche privata dei cittadini, imponendo un’unica ideologia su cui convogliare il consenso della popolazione. Per raggiungere questo obiettivo gli stati totalitari assunsero il controllo completo sui mezzi di propaganda dell’epoca, dal cinema alla radio, ai giornali, ai quali veniva imposta una rigida censura, ma anche e soprattutto sulla scuola, nella quale intere generazioni di bambini e bambine furono formate secondo i dettami del regime, educate al culto della romanità e del Duce, all’amore incondizionato per la patria, alla forza bruta e al lavoro duro, il tutto nell’eco delle lodi degli eroi italiani come Garibaldi o d’Annunzio e in un contesto fortemente gerarchico e militaristico.

A partire dalle circolari e dai verbali delle sedute del Consiglio dei Professori (l’attuale Collegio Docenti), reperiti nell’archivio storico del nostro Liceo, abbiamo provato a ricostruire il clima della scuola tra il 1935 e il 1940, nel pieno del ventennio fascista, quando ogni lezione, sia di storia che di matematica, era intrisa di un significato politico favorevole al regime, quando i giovani liceali avevano l’obbligo di frequentare le adunate della GIL (Gioventù Italiana del Littorio)  ed era abolita la stretta di mano, sostituita dal ben più fascista saluto romano.

Il clima a scuola

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CULTURA MILITARE

“Popolo italiano, corri alle armi! e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!”: con queste parole, che concludono il famoso discorso tenuto dal balcone di palazzo Venezia il 10 giugno 1940, Benito Mussolini annunciava l’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, il Duce era già da tempo ben consapevole della situazione bellica ed economica del nostro paese, effettivamente incapace di fronteggiare una guerra: questa debolezza venne perciò tenuta abilmente nascosta dal regime attraverso la propaganda e una celebrazione a dir poco esagerata della potenza italiana, ben meno organizzata e preparata di quella messa in scena nelle numerosissime manifestazioni e adunate volte a emulare quell’Impero romano, tanto celebrato dalla cultura fascista.

Un lungo processo di irreggimentazione e indottrinamento cominciava già a partire dalla scuola elementare, in modo tale da costruire sin dalle fondamenta dei veri e propri soldati fascisti. A questo scopo furono costituite organizzazioni giovanili, come l’Opera Nazionale Balilla(ONB, fondata nel 1923) che, suddivisa in Balilla, Avanguardisti, Piccole Italiane e Giovani Italiane, comprendeva maschi e femmine tra gli otto e i diciotto anni d’età.

Una sorta di militarizzazione si verificò anche nei licei: dal 1935 fu infatti introdotta una nuova materia, Cultura Militare, a cui era destinata un’ora alla settimana e che era oggetto di verifica durante l’esame di maturità. Le lezioni erano tenute da ufficiali, ancora in servizio, in pensione oppure in congedo (in questo caso dovevano essere iscritti al partito fascista), che potevano essere sostituiti, secondo la logica dell’esercito, solo da insegnanti dello stesso istituto o grado. I docenti venivano scelti sulla base degli studi che avevano intrapreso, in modo tale che erano privilegiati i militari che avevano concluso le scuole superiori o che avevano frequentato i corsi di approfondimento tenuti dal ministero a Roma (ad attestare questa pratica, una circolare dell’11 gennaio 1938 comunica che il Regio Provveditorato agli studi di Piacenza ha appunto rilasciato i documenti di viaggio necessari a coloro che volevano parteciparvi). Il ministero era particolarmente rigido per quanto riguarda i  programmi scolastici da svolgere: il governo indicava i libri di testo da adottare e intimava ai professori di attenersi il più possibile alle direttive ministeriali, lasciando però loro la libertà di approfondire alcuni aspetti dei conflitti in corso, come specifica una circolare del 12 aprile 1938. Le lezioni dovevano inoltre essere integrate, quando possibile, con “visite a caserme, stabilimenti, impianti ed istituzioni militari, arsenali, aeroporti, campi di istruzione ecc.”, con la lettura di riviste militari, la frequentazione delle esercitazioni delle forze armate e della GIL e con esercizi pratici di lettura e orientamento su carte topografiche. Come riportano più circolari, erano esonerati dalle lezioni gli studenti stranieri, ecclesiastici (chierici, studenti di teologia, novizi) o ciechi, oltre che le donne, “angeli del focolare”, che il regime si impegnava a difendere da questo mondo considerato loro estraneo.

Fondamentale per veicolare l’ideologia fascista e i messaggi militari e culturali tra i bambini e i giovani fu il “Testo unico di Stato” a cui si accennava prima, un manuale che permetteva al regime di esercitare un controllo diretto sull’insegnamento e di diffondere nei giovani l’ideale di vita attiva ed eroica da spendere al servizio della Patria. In questo manuale didattico venivano, infatti, celebrati i temi cari alla propaganda fascista quali l’apologia del Duce e il culto della sua persona, l’amor di patria, l’esaltazione della bandiera e della Grande Guerra e il mito della grandezza di Roma. Questi temi, unitamente all’affermazione della superiorità della razza ariana, si trasformarono poi in disprezzo verso le altre razze e in odio antisemita.

Guerra e preparazione alla guerra

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SALUTE E IGIENE

Gli insegnanti, da buoni sostenitori del regime, erano personalmente tenuti a invitare i giovani studenti e le loro famiglie, non solo a prendere parte alle varie manifestazioni, ma anche al sostegno economico di queste ultime, mediante, ad esempio, l’acquisto di francobolli “per il raggiungimento degli altissimi fini che le manifestazioni stesse si prefiggevano”. Una di queste manifestazioni fu la campagna antitubercolare, tenutasi tra il 3 aprile e 8 maggio del 1938 e organizzata dalla Federazione Italiana Nazionale Fascista per la Lotta contro la Tubercolosi in collaborazione con la Croce Rossa Italiana e con i Consorzi provinciali: in quegli anni, infatti, questa malattia, infettiva e altamente contagiosa, mieteva moltissime vittime, soprattutto tra i più giovani. La Federazione Nazionale Italiana Nazione contro la Tubercolosi, durante il ventennio fascista, continuò a impegnarsi fortemente per sensibilizzare la popolazione rispetto a questo grave problema sanitario, attraverso l’organizzazione di congressi scientifici annuali e la diffusione sociale delle basilari norme di prevenzione anche tra i lavoratori. Testimonianza di questo è un documento del 5 aprile 1938 (anno XVI), intitolato “Campagna antitubercolare dell’anno XVI”, in cui è visibile l’invito del regio provveditore alla partecipazione ad alcune manifestazioni nazionali anti-tubercolosi al fine di diffonderne la conoscenza nella società per eliminare questa malattia considerata invalidante e, alla lunga, mortale se non correttamente diagnosticata e curata.

Per volere del governo fascista, inoltre, venne abolita la stretta di mano, considerata antigienica, e sostituita col saluto romano. Questa imposizione, che venne presto diffusa in tutte le scuole d’Italia, mirava senza dubbio a fini più politici e propagandistici che non igienici.

Infine, sempre relativamente all’ambito sanitario, in particolare nel panorama scolastico, siamo a conoscenza di alcune disposizioni dell’Autorità Superiore concernenti l’acquisto di materiale utile a livello igienico, finalizzato alla prevenzione della salute di studenti e insegnanti in periodi difficili come quello di guerra, vissuto in quegli anni. Tali prescrizioni venivano comunicate dai Presidi durante il Consiglio dei Professori, come, infatti, è documentato dal verbale della riunione tenutasi il 15 settembre del 1939 (anno XVII), contenuta nel registro intitolato “Verbali delle sedute del Consiglio”, dove appunto viene esplicitata, tra le altre, la disposizione riguardante l’acquisto di maschere antigas ritirabili presso il consiglio municipale, acquistabili, per gli insegnanti e le relative famiglie, tramite un pagamento rateale.

EDUCAZIONE FISICA

L’educazione fisica nel regime fascista occupava un ruolo estremamente rilevante. Infatti, fin da subito, il regime iniziò a imporre ai giovani una nuova educazione, sia fisica che morale, dal momento che la forza del corpo simbolicamente rappresentava la forza dello spirito, dell’Italia e dello stesso partito fascista. Inoltre, questa attenzione particolare all’educazione fisica era anche un forte strumento di propaganda: conseguire successi in uno sport era considerato tanto importante quanto in altre discipline intellettuali, tanto che le vittorie sportive conquistate alle Olimpiadi del 1936 furono celebrate come lustro e onore dello stato.

L’ENEF (Ente Nazionale dell’Educazione Fisica) fu il primo ente a occuparsi dell’educazione fisica nelle scuole, poi sostituito dall’Opera Nazionale Balilla, che si occupava dell’educazione sportiva dei bambini dai cinque ai diciotto anni, e dal GUF, che riguardava i giovani universitari fascisti. Per chi non era iscritto all’università c’erano poi i Fasci giovanili di combattimento e invece, per chi lavorava, l’Opera Nazionale Dopolavoro, che organizzava sfide sportive a livello agonistico; infine, per gli insegnanti, c’era l’Accademia Fascista Maschile di Educazione Fisica. Per poter insegnare questa materia, inoltre, vennero istituite le Scuole Superiori di Educazione Fisica, col compito di formare maestri capaci di addestrare in tal senso gli allievi. Il compito dell’ONB era quello di formare nei giovani il sentimento della disciplina: rispetto e obbedienza all’autorità erano i pilastri dell’educazione fascista.

A scuola vennero dedicate due ore settimanali all’insegnamento dell’educazione fisica e per ogni anno scolastico erano programmate attività diverse, tutte a cura dell’ONB. Per le prime due classi di elementari era in programma un’attività ginnica di carattere ricreativo; dalla terza classe in poi si aggiungevano anche il saluto romano, l’attenti, il riposo e la marcia in gruppo; nelle ultime due classi si imparavano varie evoluzioni; tra i 16 e i 18 anni gli esercizi a corpo libero e agli attrezzi, alternando allenamenti individuali e collettivi, ma anche sport e addestramento militare. L’educazione ginnico-sportiva era completata da gite, escursioni, campeggi e manifestazioni atletiche.

L’educazione sportiva però non si limitava soltanto alla scuola, ma veniva perseguita anche dalle varie organizzazioni: l’ONB, ad esempio, organizzava saggi collettivi che riunivano giovani di tutta Italia, che solitamente si concludevano con un solenne discorso del Duce. In tutti i comuni d’Italia, il 16 ottobre, si teneva poi la Festa ginnastica nazionale, in cui tutti i Balilla e le Piccole Italiane si esibivano in esercizi ginnici, secondo gli ordini impartiti da un istruttore a Roma. Nel 1929 venne istituito il Concorso Dux, una manifestazione di saggi ginnici. Negli anni del regime fascista furono organizzate grandi manifestazioni nazionali come il Giro d’Italia, che unificava il paese sia dal punto di vista politico sia da quello sportivo, e la competizione Mille Miglia, in cui i piloti automobilistici percorrevano strade a circa 110 km all’ora, per dimostrare l’efficienza e l’ottimo stato delle infrastrutture italiane, sulle quali si poteva viaggiare anche alle velocità più alte senza temere possibili incidenti.

Nuovi stadi, piscine e palestre, in questi anni, furono edificati in tutta Italia e dunque anche nel piacentino: come leggiamo dal verbale del Consiglio dei Professori del 12 settembre 1938, “il Preside del Regio Liceo M. Gioia ringrazia l’Autorità Comunale per la costruzione di una palestra degna del massimo Istituto cittadino d’educazione”. Il preside chiedeva inoltre che la palestra, che avrebbe assunto anche la funzione di “aula magna”, fosse edificata prima della commemorazione della Marcia su Roma. Infine, nel 1923 nacque la FIAF (Federazione Italiana Atletica Femminile), che permise anche alle donne di partecipare alle attività sportive e addirittura alle Olimpiadi, gare in cui conquistarono alcune medaglie d’oro. Secondo la dottrina del regime, le donne dovevano essere fisicamente forti per diventare buone madri ed essere esempio per i loro figli, istruiti ed educati come nuovi giovani fascisti, temprati nel corpo e obbedienti nello spirito all’autorità e al senso di sacrificio. Vennero inoltre indetti corsi Nazionali di educazione fisica, prima destinati solo a insegnanti delle scuole elementari, ma a partire dal 1938 estesi anche agli insegnanti delle scuole medie.

INSEGNANTI

La maggior parte delle imposizioni in ambito scolastico di questo periodo riguardavano però gli insegnanti, coloro che avevano il compito sia di incarnare l’esempio del perfetto fascista per i giovani studenti sia di formare e istruire i futuri cittadini fascisti del mondo di domani.

Diffusori e difensori della cultura fascista, gli insegnanti italiani erano richiesti, dal Ministero degli Affari Esteri, nelle colonie e nei protettorati italiani come l’Albania, dove, nel novembre del 1938, vennero inviati due insegnanti di lingua e letteratura italiana nelle scuole medie di Tirana e Scutari, che sarebbero stati assunti con contratto annuale rinnovabile dal governo albanese. Oltre agli insegnanti delle materie tradizionali, vennero assunti appositi docenti per insegnare alcune nuove materie quali la puericultura e l’igiene infantile, come testimonia, per esempio, una circolare del 24 dicembre 1938 (anno XVI) intitolata “Insegnanti di puericultura ed igiene infantile”. Lo scopo dell’insegnamento di queste nuove materie era quello di sensibilizzare riguardo ai problemi sanitari.

L’incarico d’insegnante non poteva però essere assegnato a chiunque. Nella circolare Ministeriale N°11695 del 20/07/1938, in cui sono riportate le disposizioni riguardanti l’assegnazione di supplenze e incarichi, vengono ricordati quali documenti dovevano essere uniti alla domanda per l’assegnazione dell’incarico, tra questi figurano: il certificato di cittadinanza italiana, certificato di appartenenza al PNF (Partito Nazionale Fascista), documenti che attestino qualità morali e benemerenze nei confronti della GIL.

Quindi, come gli studenti, anche gli insegnanti furono sottoposti a una progressiva fascistizzazione in quanto costretti al “giuramento di fedeltà̀”, all’iscrizione al Partito Fascista e – gli uomini – ad indossare, nell’esercizio delle loro funzioni, l’uniforme di ufficiale della Milizia o la camicia nera.

Propaganda

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MANIFESTAZIONI

All’interno di alcuni documenti del Liceo rimane traccia del continuo riferimento del fascismo all’Impero Romano: la circolare “Bimillenario Augusteo: Mostra della Romanità e inaugurazione della Lupa Romana in Piacenza”(31/05/1938) ricorda la partecipazione delle scuole piacentine all’inaugurazione del monumento sormontato dalla Lupa Romana donata dal Duce alla Città Primogenita” e contiene anche l’invito rivolto agli studenti alla visita della Mostra della Romanità a Palazzo Gotico. Tale fonte testimonia, quindi, da un lato, l’importanza che il partito fascista assegnava alla simbologia romana, richiamo funzionale ad associare la grandezza dell’Impero romano a quella dell’impero italiano sotto il fascismo, dall’altro evidenzia il ruolo fondamentale svolto dalle manifestazioni pubbliche, utilizzate durante il Ventennio come fattore di coesione sociale e di costruzione e rappresentazione del consenso. In questo senso, importante risulta la circolare “Visita del Fuhrer” (16/03/1938), nella quale si afferma la necessità di portare una motivata giustificazione per tutti gli studenti, appositamente individuati dalla Gioventù Italiana del Littorio, che non partecipino al viaggio a Roma, organizzato in occasione della visita di Hitler: evidente è la volontà del Regime fascista di controllare qualsiasi forma di astensione da eventi di stampo collettivo, al fine di evitare il sorgere di possibili dissensi e/o atteggiamenti di mancata partecipazione agli eventi collettivi. Proprio al fine di impedire la nascita di qualunque opposizione e critica, la propaganda e l’autocelebrazione del partito fascista arrivarono ad interessare anche la stessa istruzione, come testimonia la circolare “Premi per lavori di geografia” (21/04/1938). In questo documento, infatti, viene indicata l’importanza particolare dello studio della geografia, disciplina che, oltre a permettere la discussione di problemi politici ed economici, si doveva collegare strettamente alla conoscenza delle recenti conquiste compiute dal governo fascista in campo coloniale, costituendo, quindi, un ulteriore mezzo per sottolineare la grandezza e la potenza dell’Italia di Mussolini. Inoltre, a esemplificare il ruolo che il regime fascista aveva destinato alla scuola vi è la circolare “Inizio del nuovo anno scolastico” (09/10/1938), nella quale si afferma il compito assegnato alla scuola di purificare il popolo italiano e di unirlo sotto una medesima razza, cultura, tradizioni, volontà e ideali; soprattutto, però, si afferma la necessità che la scuola rappresenti un luogo di disciplina e ordine, funzionale al rispetto dell’obbedienza all’autorità politica e civile. Tale circolare, dunque, mostra con chiarezza il ruolo esercitato dai numerosi eventi collettivi organizzati dal regime che, proprio tramite questa molteplicità di rituali e manifestazioni collettive, si autorappresentava e autocelebrava, ma al tempo stesso creava, al proprio interno, coesione e omologazione sociali. Infine, una diversa tipologia di manifestazione pubblica è rappresentata, poi, dalla “befana fascista”, festività organizzata per la prima volta il 6 gennaio 1928 e successivamente ripetuta ogni anno. In tale occasione le organizzazioni femminili e giovanili fasciste avevano il compito di raccogliere premi, in natura o denaro, da destinare alle famiglie più povere. All’interno di uno dei verbali delle sedute del Consiglio d’Istituto del Liceo rimane traccia di tale evento: si sollecita, infatti, la raccolta di fondi da destinarsi a tale evento. Obiettivo di tale giornata era, inoltre, quello di celebrare l’attività delle organizzazioni fasciste e, implicitamente, anche la figura di Mussolini. Un ulteriore esempio di come la scuola fosse cassa di risonanza dell’ideologia fascista è contenuto nella circolare “Rievocazione di Gabriele d’Annunzio” (02/03/1938), in cui si auspica la celebrazione e la lode, da parte degli insegnanti, dei meriti e della personalità di D’Annunzio, appena scomparso allo scopo di glorificare una figura fondamentale nella nascita dell’ideologia fascista che ben rappresentava la figura ideal-tipica fascista dell’uomo forte, virile e sempre pronto all’azione.

 Sitografia

Statistiche tesseramenti e condizione sociale

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